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Secondo una ricerca dell’ Università Cattolica di Milano, gli anziani si sentono meno soli quando utilizzano la tecnologia legata agli assistenti vocali. 

Negli ultimi anni, gli assistenti vocali si sono fatti spazio tra le famiglie italiane (e non solo), entrando a gamba tesa nel mercato tecnologico domestico. Il dato relativamente sorprendente è il boom di questi dispositivi tra gli anziani. Successo dovuto sicuramente alla sua facilità di utilizzo. A differenza dei computer “old style”, questi dispositivi funzionano semplicemente parlandoci. Con i dovuti collegamenti possiamo controllare tutti i dispositivi smart della nostra casa, semplicemente chiedendo al computer di eseguire un’azione.

Possiamo accendere le luci, far partire la lavatrice o la lavastoviglie, impostare il climatizzatore, settare sveglie e promemoria, azionare il robot aspirapolvere, accendere la TV, ascoltare la musica, giocare e persino effettuare chiamate sia video che vocali verso altri utenti con il nostro stesso dispositivo, il tutto semplicemente parlando con il computer. Come avviene su Star Trek, per intenderci. Ma come ho detto prima, il vero dato è la crescita nell’utilizzo della domotica da parte degli anziani.

Gli anziani e la domotica: assistenti vocali per sentirsi meno soli

EngageMinds HUB, il Centro ricerche dell’ Università Cattolica di Mialno, in collaborazione con DataWizard e con il contributo non condizionante di Amazon, ha effettuato una ricerca a campione intervistando 60 italiani anziani ambosessi di età compresa tra 65 e 80 anni, per cercare di capire il loro grado di accettazione della tecnologia degli assistenti vocali e di Alexa. Il 62% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi meno solo quando parla con l’ IA, mentre il 98% ha espresso una crescente volontà di comunicare con altre persone tramite queste nuove tecnologie. Inoltre, il 75% ha detto di sentirsi molto meglio dopo aver utilizzato Alexa, e il 52% ha dichiarato di  aver mantenuto l’umore molto alto durante la sperimentazione.

Per Guendalina Graffigna, Ordinaria di Psicologia della salute e dei consumi presso l’ Università Cattolica di Milano-Cremona e direttrice dell’ EngageMinds HUB, il dato rappresenta un risvolto di grande interesse. Che il gap anziani-tecnologia stia per essere colmato? La pandemia da Covid-19 ha costretto le persone a fare uso della tecnologia per ovviare il problema degli assembramenti. Spid, PEC, videoconferenze e videchiamate con i parenti, DaD, Smart Working,  Fintech, tutti nuovi aspetti della vita, a cui si aggiunge l’assistente vocale. Nato per facilitare le cose a tutti. Soprattutto a chi con la tecnologia non è molto avvezzo, in quanto costituisce un aiuto non indifferente nello svolgimento dei compiti “tech” quotidiani. Gli anziani intervistati hanno dovuto compiere alcune azioni elementari con l’aiuto di Alexa, come iscriversi a un sito. Ciò ha fatto in modo che gli stessi interessati, magari prima poco interessati alla tecnologia, ora siano diventati più “smart”, nonché appassionati.

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