Smartwatch salvavita

Nel giorno del ringraziamento,  ricorrenza americana celebrata lo scorso weekend, la vita di Zachary Zies, 25 enne malato di Atassia di Friedreich, è stata salvata dal suo orologio. Questa particolare forma di atassia è una malattia genetica debilitante che attacca alcune parti vitali del corpo, tra cui cuore, cervello e colonna vertebrale.

L’ allarme

Grazie al cardiofrequenzimetro dell’ Apple Watch di Zachary, il ragazzo si è accorto che la sua frequenza cardiaca a riposo era arrivata a 210 battiti al minuto. Un’ anomalia, visto che la frequenza media di un ragazzo della stessa età e in salute è di circa 40 battiti. Grazie all’ alert ricevuto dal dispositivo, Zies si è potuto recare d’ urgenza dal  medico. Dopo un’ ablazione arteriosa, operazione che serve a cicatrizzare o distruggere i tessuti difettosi, i valori sono tornati normali e la vita di Zachary era salva.

La tecnologia al servizio della vita

Quello che è accaduto è un esempio di come affidarsi alla tecnologia non è un male. Soprattutto se serve a salvare vite. Anche se  tecnicamente la vita di Zachary Zier è stata salvata dal suo medico, se il ragazzo non avesse notato l’avviso dello smartwatch, come sarebbero andate le cose?

Ormai, anche gli smartwatch economici sono dotati di cardiofrequenzimetro. Alcuni modelli dispongono addirittura di uno strumento integrato capace di fare un elettrocardiogramma e monitorare l’ insorgere di fibrillazioni. Gli ultimi modelli di Apple Watch Series 5 e 6 sono provvisti anche di pulsossimetro, per tenere traccia dei livelli di ossigeno nel sangue. Determinare la capacità del cuore di pompare ossigeno nel corpo può essere utile anche per rilevare la presenza di Covid-19 in alcuni pazienti, sebbene non fornisca una diagnosi definitiva.

Insomma, usare la tecnologia per monitorare i propri parametri aiuta a prevenire conseguenze spiacevoli. Avvisare un medico per tempo può salvarci la vita. E gli smartwatch aiutano.

 

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