Da qualche giorno ha fatto scalpore la notizia su Antonella, la bambina di 10 anni morta nel tentativo di vincere una challenge su TikTok. In seguito il garante della privacy ha disposto il blocco dei profili degli utenti di TikTok per cui non sia stata verificata l’età anagrafica. Ma il problema è TikTok?

TikTok: un po’ di info

TikTok (Douyin in cinese) nasce in Cina a Settembre 2016 da musical.ly. È un social network in cui è possibile girare mini-clip video (molto simili alle stories di Instagram) a cui successivamente aggiungere filtri, stickers e altri accessori per rendere il video più gradevole.

I video degli utenti possono essere lunghi al massimo 60 secondi e, a differenza del suo predecessore Musical.ly, i cui video erano incentrati su mini-clip musicali, su TikTok è possibile anche caricare “mini-vlog”, in cui gli utenti si scambiano opinioni e pensieri. Il social è guidato da una IA che, a seconda dei video più visti da un utente, suggerisce di volta in volta altri video e utenti affini, al fine di creare community ampie in cui le persone accomunate dagli stessi interessi possano ritrovarsi. Il pubblico medio della piattaforma è molto giovane, raramente gli iscritti superano i 20 anni, almeno dalla parte più attiva del social.

Le challenge

Ultimamente, nel mondo dei Social Network (YouTube in primis) è arrivata la moda delle challenge (“sfide”, in inglese). Di solito la challenge consiste nel portare a termine un’azione estrema, a volte innocua e a volte pericolosa, in un tempo limite e poi misurarsi con altre persone per vedere chi la realizza meglio.  In passato abbiamo assistito (su tutti i social) a challenge di ogni tipo. Mi viene in mente la popolarissima “chubby bunny”, in cui bisognava infilarsi in bocca dei marshmallows e contarli ad alta voce dicendo ogni volta “Chubby Bunny” (“uno chubby bunny, due chubby bunny, tre chubby bunny”…). Vinceva chi, nel giro di un minuto, riusciva a infilarsi in bocca più marshmallow.

Per quanto la Chubby Bunny fosse imbarazzante, era innocua.  Ma col tempo le challenge hanno inizato ad essere sempre più estreme e si è arrivati a pochi anni fa, con ragazzi che ingurgitavano capsule di detersivo per lavastoviglie. La challenge a cui avrebbe partecipato la piccola Antonella sarebbe stata la “Blackout”, o “Hanging”. L’obbiettivo sarebbe stato quello di strozzarsi con un cappio per vedere quanto si sarebbe potuto resistere senza respirare. Infatti la bimba è stata trovata con una cintura al collo.

Ho usato il condizionale, perché a quanto pare su TikTok non c’è traccia di alcun video con questa challenge, né con challenge simili. Sembra che i moderatori della piattaforma avessero già provveduto a rimuovere i video prima dell’accaduto, ma ora la situazione era già fuori controllo.

È colpa di TikTok?

Parcheggiare i bambini davanti a qualcosa che li intrattenga e consenta ai genitori di fare altro è un’abitudine ormai radicata. Un tempo li si lasciavano davanti al televisore, poi davanti alle consolle, o davanti al PC, ora gli si mette in mano uno smartphone, molte volte senza filtri parentali (a volte sono gli stessi smartphone dei genitori). Mai che gli si lasci un buon libro, o che li si metta davanti a qualcosa di educativo (spoiler: internet è anche educativo).

Cosa spinge i genitori a liberarsi con tanta facilità dei propri figli senza controllare cosa stiano facendo? Pigrizia? Mancanza di abilità genitoriali? O forse il fatto che viviamo in una società in cui se non trascorri la metà della tua vita sul tuo lavoro non realizzerai mai niente, non avrai mai un buon stipendio o un contratto stabile e quindi sei costretto a fare di tutto per “crescere professionalmente”, a volte dimenticandoti delle cose che contano veramente? Un gioco al rialzo che è arrivato anche nel mondo dei più giovani, che traducono questa necessità di emergere a tutti i costi con le sfide su internet per sentirsi i migliori?

La nostra società è profondamente malata. Siamo arrivati al punto in cui essere normali non è più di moda. C’è una continua necessità di emergere e farsi vedere a tutti i costi. E questo lo permettiamo anche noi adulti, con i nostri comportamenti. La spregiudicatezza con cui affrontiamo la vita per raggiungere un obiettivo farlocco, come uno stipendio più alto, porta i più giovani a credere sempre di più che nella vita devi eccellere, se vuoi “diventare qualcuno”. Il costante sentirsi osservati e sotto esame è ormai una caratteristica portante del nostro tempo.

E questa è una vera e propria malattia, che ha contagiato tutti. Che porta gli adulti (a volte anche per necessità) a dimenticarsi delle proprie famiglia. E che spinge i bambini a soffocarsi in diretta streaming, per dimostrare di essere i migliori.

No, il problema non è TikTok. Il problema siamo noi

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