Il lato positivo

Il 2020 non è stato certo un anno da ricordare. La pandemia da Covid-19 ha colpito l’umanità come un fulmine a ciel sereno e ha cambiato profondamente le nostre vite e la nostra percezione di sicurezza. Questo virus maledetto ha scardinato tutte le vecchie certezze e ci ha messo di fronte ad una grande debolezza del mondo: il modello di vita su cui abbiamo basato la nostra esistenza fino a oggi è sbagliato.

Se fosse stato un sistema giusto ed equo, un virus non avrebbe mai messo in ginocchio l’intera specie umana. Per quanto mortale e contagioso, avremmo avuto una cura pronta e tutto sarebbe potuto durare poche settimane. Invece abbiamo dovuto fare i conti con strutture sanitarie allo sbando, sistemi economici fallimentari e disuguaglianze sociali cresciute con l’emergenza.

Ma da questa situazione possiamo sempre imparare.

Mai nella storia italiana un governo nazionale aveva speso più di 4 miliardi per la sanità pubblica, come è avvenuto durante quest’anno. La situazione in alcune regioni italiane (e in molti paesi del mondo) ci ha insegnato che affidare tutto ai privati è un errore. Negare le cure a persone malate e bisognose in nome del profitto è disumano e abominevole. Nessuno dovrebbe rimanere indietro, anche in virtù del fatto che la salute è una priorità del genere umano.

Andando un po’ più in là, ci siamo accorti che la tecnologia, tanto spaventosa e tanto criticata, è stata una salvezza non solo per la salute fisica, ma anche per quella mentale. Soprattutto durante il lockdown.
Immaginatevi come sarebbero state le nostre vite durante il periodo di confinamento, quando non si poteva uscire di casa e avere contatti esterni, se non fosse esistita la rete internet. Senza Social Network per farci due chiacchiere, senza Skype o Zoom per vedere i propri cari (anche se solo in video). E YouTube, con i concerti improvvisati da gruppi e cantanti e i cortometraggi o piccoli spettacolini organizzati dagli attori.

E poi abbiamo finalmente introdotto appieno il concetto di smart working e didattica a distanza anche in Italia.
Il lavoro e lo studio da casa hanno contribuito non solo al contenimento della pandemia, ma anche alla riduzione dell’emissione di CO2 nelle città. E non solo durante il lockdown, ma anche in seguito.  Meno macchine in giro equivalgono a meno emissioni. E poi la comodità di prendere mezzi pubblici sempre meno affollati, vista la minor circolazione di persone. Sfollando le strade dalle automobili e lasciando più spazio ai mezzi pubblici, abbiamo avuto l’ opportunità di rafforzare anche la micromobilità, con bici e monopattini in sharing.

Più spazio al trasporto pubblico e alla micromobilità e meno spazio a mezzi privati e inquinanti. Strade alleggerite e aria più pulita. Un modello da continuare a perseguire anche dopo la pandemia, con i dovuti accorgimenti. Magari con più fondi per l’acquisto di mezzi pubblici ecologici e per il potenziamento delle infrastrutture su ferro. Vale a dire più tram e metropolitane e allargamento delle corsie preferenziali su cui far passare autobus elettrici o a metano.

Ogni posto di lavoro dovrebbe offrire, là dove possibile, l’ opportunità di lavorare da casa. Tradotto in soldi, lo smart working consentirebbe un risparmio sui rimborsi per gli spostamenti e il carburante, oltre alla possibilità di affittare uffici più piccoli, o addirittura di noleggiare al bisogno solo piccole sale conferenze dove organizzare presentazioni e riunioni mensili. Magari con le sedi staccate in videoconferenza.

Con lo smart working si andrà a diminuire anche lo stress da lavoro. Evitando il traffico la mattina e lasciando da parte le ansie per finire in tempo e tornare a casa in un orario decente.

Con la didattica a distanza, dando l’opportunità agli studenti di seguire da casa o di recarsi a scuola a fasi alterne, risolverebbe gran parti dei problemi del sovraffollamento delle classi. E sarebbe anche d’aiuto per l’ansia sociale di alcuni studenti, che inizierebbero a schermarla e a combatterla con le dovute “pause” dalla vita in aula.

Il rischio di contagio da Covid tramite banconote ha spinto anche gli esercenti a fornirsi di POS e consentire a tutti il pagamento elettronico. Le misure governative sulle commissioni e il cashback di stato hanno anche incoraggiato la tendenza. Che ha avuto effetti positivi anche per la lotta all’evasione fiscale, grazie al maggior tracciamento dei dati.

Ricapitolando: strade meno trafficate, aria più leggera, incremento della micromobilità. Miglioramento delle condizioni fisiche, mentali e della salute del pianeta. E dobbiamo continuare così anche dopo la pandemia, investendo nei settori green, nella sanità e istruzione pubblica, nelle infrastrutture

Alla fine, da tutta questa tragedia, possiamo trarre anche il lato positivo.

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