Il futuro “alla Star Trek” è sempre più vicino: impianti visivi per non vedenti

Non sempre un’operazione agli occhi può  essere la risposta per un non-vedente.  In presenza di danni al nervo ottico ad esempio, si perde la connessione tra occhio e cervello. Quindi agire direttamente sugli occhi o sulle cornee diventa inutile. In questi casi la soluzione migliore è la stimolazione diretta delle aree visive  nella parte posteriore del cervello.

L’ idea è quella di stimolare queste aree con dei microchip che ricevano il segnale visivo dall’esterno, per poi trasmetterlo al cervello tramite impulsi elettrici. Questa tecnica non è nuova, in quanto l’idea è in fase di sviluppo dagli anni ’70. Tuttavia gli impianti esistenti ad oggi consentono di generare solo un piccolo numero di pixel artificiali alla volta.

La ricerca del NIN

Il NIN – Netherlands Institute of Neuroscience (l’Istituto Olandese per le Neuroscienze) ha effettuato delle ricerche e ha dimostrato la rinnovata efficacia degli impianti ad alta risoluzione di nuova generazione. I risultati sono stati pubblicati su Science il 3 Dicembre.

Un gruppo di ricercatori guidato da Pieter Roelfsema sta sviluppando nuove tecnologie per creare impianti più efficienti rispetto ai precedenti.

Come funziona l’ impianto

Il chip viene impiantato direttamente nella parte posteriore del cervello, dove sono presenti le aree visive. Da lì eroga una stimolazione elettrica che serve a generare la percezione di un fosfene, un punto luce in una posizione nello spazio visivo. Quelli costruiti al NIN sono impianti ad alta risoluzione costituiti da 1024 elettrodi.

Il primo test è stato effettuato su due scimmie vedenti, ai quali sono stati inseriti i nuovi impianti nelle cortecce visive. L’obiettivo era quello di generare una percezione composta da più fosfeni.  Le scimmie hanno riconosciuto con successo forme e percezioni, comprese linee, punti in movimento e lettere, usando la loro visione artificiale.

Pieter Roelfsema ha poi dichiarato:

“Il numero di elettrodi che abbiamo impiantato nella corteccia visiva e il numero di pixel artificiali che possiamo generare per produrre immagini artificiali ad alta risoluzione non hanno precedenti. Il nostro impianto si interfaccia direttamente con il cervello, bypassando le fasi precedenti dell’elaborazione visiva tramite l’occhio o il nervo ottico. Quindi, in futuro, tale tecnologia potrebbe essere utilizzata per il ripristino dell’ipovisione in persone non vedenti che hanno subito lesioni o degenerazione della retina, dell’occhio o del nervo ottico, ma la cui corteccia visiva rimane intatta “.

Questa ricerca pone le basi per la realizzazione di un dispositivo neuroprotetico che potrebbe consentire alle persone profondamente cieche di riacquistare una visione funzionale e di riconoscere oggetti, navigare in ambienti sconosciuti e interagire più facilmente in contesti sociali, migliorando significativamente la loro indipendenza e qualità della vita.

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