Il ban permanente di Twitter a Trump, QAnon e le follie cospirazioniste

Dopo la decisione dello scorso 8 Gennaio annunciata sul blog ufficiale, Twitter ha deciso ieri di rendere permanente il ban a Donald Trump. La riconferma avviene subito dopo la decisione del Congresso USA circa l’impeachment verso l’ex-presidente.

Giorni fa, il patron di Twitter Jack Dorsey ha tenuto a specificare che, sebbene il provvedimento sia stato giusto, questo rappresenta un grave precedente. In particolare, Dorsey è preoccupato di come, da adesso in avanti, le aziende private agiranno in merito al dibattito pubblico. La decisione del social non deve in alcun modo incoraggiare le altre aziende a censurare persone che esprimano idee politiche contrarie alle proprie. Il dibattito pubblico deve rimanere centrale. Questa affermazione sottolinea l’unicità e l’atipicità della misura.

Trump e QAnon

Il centro di tutto il dibattito su Trump, è la questione morale. Donald Trump non è stato bannato direttamente, ma dopo una serie di ripetute violazioni dei regolamenti di Twitter, che prevedono il divieto di condividere post inneggianti al razzismo, alla violenza e la diffusione di fake news, soprattutto su argomenti sensibili come la pandemia. Negli ultimi mesi di mandato, Trump aveva iniziato a condividere sul proprio profilo articoli riconducibili alle folli teorie cospirazioniste di QAnon: un gruppo di pazzi guidato da un utente anonimo che si fa chiamare “Q”.

Le teorie portate avanti da QAnon parlano del cosiddetto “deep state”; una setta segreta composta da un mix di satanisti e pedofili, i cui adepti maggiori sarebbero tutti esponenti politici legati al Partito Democratico Americano. Queste persone rapirebbero in segreto bambini per estrarre da loro l’adrenalina utile a produrre l’adrenocromo. Un farmaco comune per curare le emorroidi, che secondo i complottisti di QAnon costituirebbe l’ingrediente principale per l’elisir dell’eterna giovienzza. Il capo di questa setta sarebbe Hillary Clinton e al suo interno troverebbe posto anche Joe Biden. Bastano solo questi due nomi per farsi venire un dubbio: o questo elisir non funziona propriamente, oppure questa è una bufala colossale. Tuttavia, il gruppo di QAnon non si fa mancare niente e quindi a tutto ciò aggiunge anche una sana dose di revisionismo storico (in favore del nazi-fascismo), di patriottismo tossico (o nazionalismo) e ovviamente, per non perdere il trend, di negazionismo sul covid-19.

Secondo QAnon il messia che libererà il mondo dai satanisti-pedofili del deep state sarebbe per l’appunto Donald Trump. E anche qui, basterebbe solo questo nome a far capire quanto questa teoria sia sconclusionata.

I fatti del 6 Gennaio, la non-condanna delle violenze e il ban

Il 6 Gennaio, come ricorderete tutti, una manifestazione violenta di pseudo-patrioti ha fatto irruzione all’interno del Campidoglio, a Washington D.C., durante una riunione a camere unificate del Congresso per certificare l’elezione a Presidente di Joe Biden. La manifestazione è stata organizzata a seguito delle dichiarazioni del Tycoon secondo il quale le ultime elezioni presidenziali americano siano state contraffatte. Il “via libera” sarebbe arrivato ufficialmente dopo un video in cui Trump incitava i suoi sostenitori ad agire per fermare quanto stava avvenendo. Queste affermazioni hanno incitato la folla, già accalcata di fronte a Capitol Hill, a irrompere violentemente causando danni per milioni di dollari e la morte di 4 persone. Ad accostare definitivamente il gruppo di violenti all’ex-presidente, è stato anche il video live successivo di Trump, che invitava i manifestanti a ritirarsi, ringraziandoli comunque per il sostegno. Questo ulteriore video è servito ai violenti per ritirarsi.

Tutto ciò è servito a sottolineare un fatto molto importante. Una persona con milioni di follower su Twitter, o su una qualsiasi piattaforma online, è responsabile di ogni parola che dice. Una frase, un gesto, una foto, anche la semplice condivisione di un meme, può influenzare in un secondo una numero incredibile di persone. Istigare alla violenza è un reato e per questo tutti i Social Network lo vietano nei propri regolamenti. E le aziende che gestiscono i Social devono dare il buon esempio e limitare quanto possibile la diffusione di contenuti pericolosi. Quindi, come ho già avuto modo di dire su questo blog, la decisione del ban nei confronti di Donald Trump non rappresenta una censura. Il Tycoon ha avuto diverse chance di cambiare rotta, tutte disattese. Il regolamento di Twitter parla chiaro: le recidività causa il ban.

Conclusioni

Il ban permanente a Donald Trump di fatto non preclude il dibattito pubblico e non limita la libertà d’espressione. Bandire un personaggio del genere, al contrario, garantisce il rispetto delle regole morali e di buonsenso a cui dovremmo attenerci tutti, per il nostro bene e per il bene del prossimo.

Siete d’accordo con me? Non lo siete? Fatemelo sapere con un commento qui sotto, oppure seguitemi su Facebook e Twitter per dirmelo direttamente. Vi ricordo che questo blog ha anche un canale Telegram a cui potete iscrivervi per ricevere ogni giorno tutti gli aggiornamenti sugli articoli che pubblico.

Ciao a tutti!

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.